ADHD.
Che cos’è e perché oggi se ne parla così tanto?
Autore – Francesco Dariol
31 Marzo 2021
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e/o Iperattività) rientra nella categoria dei Disturbi del Neurosviluppo, gruppo di condizioni che esordiscono nel periodo dello sviluppo e si caratterizzano per un deficit che causa una compromissione nel funzionamento personale, sociale, scolastico o lavorativo.
L’ADHD è caratterizzato da livelli invalidanti di disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività-impulsività. Nella fascia della fanciullezza, l’ADHD si sovrappone spesso a disturbi quali il Disturbo Oppositivo-Provocatorio e il Disturbo della Condotta. Spesso, inoltre, permane in età adulta, causando compromissione del funzionamento in ambito sociale, scolastico e lavorativo.
La disattenzione si evidenzia, sul piano comportamentale, con divagazione dal compito, mancanza di perseveranza, difficoltà nel mantenimento dell’attenzione, disorganizzazione non imputabili ad atteggiamenti di sfida o da mancata comprensione.
L’iperattività implica un’eccessiva attività motoria, un dimenarsi, la sensazione che il bambino sia “sotto pressione”, tamburellamenti, loquacità; tali comportamenti si manifestano in momenti e situazioni in cui non sono appropriati.
Nell’adulto l’iperattività può esprimersi con un’irrequietezza estrema o l’effetto logorante verso gli altri della propria attività.
L’impulsività si manifesta con azioni estremamente affrettate e che avvengono all’istante, spesso con elevato rischio per l’individuo.
Le manifestazioni comportamentali devono presentarsi in più di un contesto, ad esempio casa, scuola, gruppo dei pari, lavoro etc.
Quali sono le conseguenze del disturbo?
I bambini con ADHD hanno problemi nelle abilità sociali a causa della scarsa padronanza delle regole della comunicazione; spesso questi soggetti non riescono ad avere molti amici o a portare avanti una amicizia in modo “normale” proprio per la difficoltà ad entrare in relazione con un’altra persona. Sono inflessibili ed incapaci di adattarsi ai cambiamenti, hanno problemi di autostima e, almeno inizialmente, non sviluppano un appropriato concetto di sé. Per tutti questi motivi questi sono bambini facilmente influenzabili che tendono a farsi trascinare dal gruppo dei coetanei, il che aumenta la probabilità di trovarsi in situazioni problematiche.
Alcuni ricercatori hanno inoltre scoperto che la difficoltà ad entrare in relazione empatica con gli altri deriva da una scarsa capacità di gestione delle proprie emozioni.
A scuola manifestano difficoltà di apprendimento, deficit di memoria a breve termine, problemi di coordinazione, calligrafia illeggibile, difficoltà di linguaggio, di lettura, di ortografia, di calcolo, di elaborazione delle informazioni visive ed uditive. Le fasi iniziali di produzione del linguaggio (problemi di articolazione, balbettio e costruzione delle frasi) risultano problematiche, anche se la comprensione di esso avviene in modo corretto,
la capacità di espressione non è ottimale. A casa possono risultare particolarmente irrequieti e difficili da gestire, possono avere difficoltà nell’organizzare la loro routine quotidiana, andando incontro a dimenticanze ricorrenti, scarsa capacità di gestione e di portare a termine i compiti richiesti.
Interventi con bambini/adolescenti
Interventi con i genitori
Le ricerche hanno dimostrato che il Parent Training è utile per
ridurre condotte problematiche (capricci, problemi sonno,
adattamento alle richieste genitoriali, ecc...).
Info
Autore
Francesco Dariol
Psicologo clinico e di comunità,
psicoterapeuta in formazione