Autostima


“Mi chiedi qual è stato il mio progresso? Ho cominciato a essere amico di me stesso.”
– Lucio Anneo Seneca



Psicologia

Autore – Francesco Dariol
31 Marzo 2021


L’ autostima è un costrutto che si forma durante l’infanzia nell’interazione con le figure di riferimento (genitori, fratelli, nonni, parenti frequentati abitualmente) e continua ad evolvere per tutto il resto della nostra vita.


Se il bambino si trova a vivere in un contesto in cui i genitori lo supportano e lo sostengono nelle sue scelte, gli manifestano affetto e lo fanno sentire degno d’amore, se riescono a muovere delle critiche costruttive che possano essere utilizzate da insegnamento, esso riuscirà a costruire una immagine positiva di sé. Tuttavia, crescendo, il bambino si scontrerà con una realtà ben diversa da quella familiare in cui la fiducia in sé stesso verrà messa a dura prova. L’autostima di una persona quindi, dipende da fattori interiori individuali (predisposizioni caratteriali, genetica etc), ma soprattutto dal confronto che l’individuo fa, consapevolmente o no, con l’ambiente in cui vive. A costituire il processo di formazione dell’autostima vi sono due componenti: il sé reale e il sé ideale. Nel Sé ideale sono inclusi tutti quei traguardi, tutti quei comportamenti, tutte quelle aspirazioni a cui l’individuo tende e verso cui cerca di dirigere il suo percorso di vita. Il Sé reale, al contrario, definisce tutto ciò che la persona sente di essere, di aver raggiunto, di poter raggiungere realisticamente. La differenza tra il sé reale e il sé ideale, ovvero l’immagine che la persona ha di se nel presente confrontata con l’immagine che la persona aspira ad avere, è un punto cruciale nella formazione dell’autostima: più la differenza sarà ampia e più la persona si sentirà a disagio, insoddisfatta e poco efficace, tutto questo andrà a discapito dell’autostima. Quanto più ci sentiamo capaciti di agire efficacemente nel mondo che ci circonda, con le persone con cui interagiamo e nelle situazioni che la vita ci pone davanti, quanto più quindi sapremo coltivare il nostro senso di autoefficacia, tanto più ci sentiremo bene con noi stessi ma soprattutto sicuri del nostro pensiero e delle nostre capacità.

Paura ed autostima sono due aspetti collegati?

Paura ed autostima sono due elementi intrinsecamente collegati in un modo tale per cui l’uno influenza l’altro. Succede infatti che le nostre paure ci portino a percepirci come deboli ed insicuri, andando ad intaccare la nostra autostima, generando in questo modo altre insicurezze e paure in un continuo circolo vizioso. Le paure che possiamo sperimentare nel corso della nostra vita sono di diverso tipo: paura del giudizio degli altri, paura di sentirci rifiutati, paura di essere abbandonati, paura di non corrispondere alle aspettative etc. La buona notizia è che con il lavoro su noi stessi possiamo trasformare questo circolo vizioso in un circolo virtuoso in cui, rafforzando la nostra autostima riusciremo a far diventare le nostre paure più gestibili e quindi superabili.



Difese adattive e disadattive

Nella maggior parte dei casi questi meccanismi sono adattivi e ci consentono di affrontare con successo le sfide della nostra quotidianità. Grazie a loro riusciamo a mantenere una relativa stabilità, prevedibilità e sicurezza nella percezione della nostra realtà interna ed esterna. Se però vengono utilizzati rigidamente ed in eccesso, causano disadattamento e psicopatologia. I meccanismi di difesa diventano disadattivi quando sono di ostacolo all’ interazione con gli altri e alla capacità di valutare gli aspetti della realtà (i meccanismi di difesa disadattivi portano alla distorsione della realtà). I meccanismi di difesa, dai più semplici ai più complessi infatti, sono strettamente legati alle funzioni dell’Io, come la memoria, il pensiero, la percezione. In generale possiamo dire che più il legame è stretto più grave è la patologia.


Quando i meccanismi di difesa diventano disadattivi?

Quando si presentano spesso nella vita del soggetto

Quando non cambiano anche quando sarebbe necessario

Quando sono utilizzati indipendentemente dalla situazione


I meccanismi di difesa più utilizzati

Ogni giorno, mentre svolgiamo i nostri impegni, al lavoro, in famiglia e quando interagiamo con gli altri, utilizziamo queste particolari difese che ci permettono di adattarci, in maniera più o meno funzionale, alla realtà.


Ecco alcuni esempi di meccanismi che più utilizziamo
Aggressione passiva – Consiste nel comunicare ostilità verso gli altri, ma non in modo manifesto, bensì attraverso elementi indiretti, dimostrando contemporaneamente un atteggiamento di facciata assolutamente benevolo e positivo.
Negazione – Si esprime mediante il rifiuto, da parte della persona, di riconoscere qualche aspetto della realtà esterna o della propria esperienza, che risulta invece essere evidente all’osservatore.
Proiezione – Vengono affrontati i conflitti emotivi e le fonti di stress interne o esterne, attribuendo ad altri i propri sentimenti, impulsi o pensieri non riconosciuti. Il soggetto rinnega i propri sentimenti, le proprie intenzioni, la propria esperienza (es. rabbia), attribuendola agli altri.
Razionalizzazione – L’individuo affronta conflitti emotivi e fonti di stress interne o esterne escogitando spiegazioni rassicuranti o a lui utili, ma inesatte, per il proprio o altrui comportamento.





Onnipotenza (o controllo onnipotente) – Una classica difesa utilizzata dal narcisista; è caratterizzata dalla sensazione di poter influenzare il mondo (es: «Tutto è possibile, basta volerlo»). Le persone che la utilizzano hanno un bisogno irresistibile di interpretare le esperienze come frutto del proprio illimitato potere. In questo modo preservano la propria identità da una possibile perdita di autostima.
Idealizzazione – i conflitti emotivi e le fonti di stress interne o esterne vengono affrontati attribuendo qualità esageratamente positive a se stessi o agli altri. Spesso utilizzata nel tentativo di combattere contro un’angoscia interiore derivante dal terrore di non valere come persona (“se idealizzo la persona con cui sto, il solo fatto di stare con lui/seguirlo mi fa stare bene”).
Svalutazione – in cui la persona affronta conflitti emotivi e fonti di stress interne o esterne attribuendo caratteristiche esageratamente negative a se stesso o agli altri. La svalutazione comporta l’uso di affermazioni sprezzanti, sarcastiche o comunque negative, nei confronti dell’oggetto svalutato, al fine di accrescere la propria autostima.
Isolamento – la persona affronta conflitti emotivi e fonti di stress interne o esterne mostrandosi incapace di sperimentare le componenti emotive e quelle affettive di un’esperienza, in quanto l’affetto è escluso dalla coscienza.
Rimozione – è il meccanismo che allontana dalla coscienza i desideri incompatibili con la realtà e li rilega nell’inconscio. Esso ha sia la funzione di eliminare dalla coscienza pensieri, sentimenti, fantasie, desideri ritenuti inaccettabili sia, quella di far in modo che questi non emergano alla coscienza.

Come abbiamo avuto modo di vedere, le difese dell’Io vengono messe in atto in maniera più o meno frequente da ognuno di noi. Ma quand’è che ci rendiamo conto che stiamo utilizzando le nostre difesa in maniera poco funzionale? Nel momento in cui non riusciamo ad interagire con gli altri, quando sperimentiamo del malessere in alcune situazioni che ci fanno stare male, quando continuiamo a mettere in atto dei comportamenti anche se sappiamo che non ci fanno molto bene, allora quello è il momento di prendere in considerazione l’idea di andare a rivedere i nostri meccanismi di difesa, magari con l’aiuto di un professionista che può aiutarci a cercare nuove strategie più funzionali per noi stessi.



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Autore

Francesco Dariol


Psicologo clinico e di comunità,
psicoterapeuta in formazione

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